Ven 23 Giugno 2017

Il valore dell'enologo, da Giacomo Tachis a Umberto Trombelli

 

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Umberto Trombelli, di origini emiliane ma toscano d’adozione, ha più o meno la stessa età della Cantina di Santadi dove oggi firma come enologo. Nel 1960, anno di fondazione del sodalizio, con appena una trentina soci e vendita del prodotto sfuso, lui ancora non era nato (sarebbe venuto al mondo quattro anni dopo), ma il suo destino era già inscindibilmente accomunato a questi avventurosi uomini, non foss’altro per la passione che li univa: il vino.

Nato a Molinella, in provincia di Bologna, conserva intatto nella memoria il vigneto del bisnonno, produttore di Lambrusco. E siccome le origini non mentono, per quanto le sorti della cantina del bisavolo non ebbero fortuna negli anni successivi, ha sempre fatto tesoro della tradizione familiare, mostrando interesse e curiosità fin dalla giovane età. “In casa si è sempre parlato di vino, lo si produceva e lo si assaggiava. Rammento ancora di come lo si vendeva e di come lo si commercializzava”, racconta l’enologo riannodando il filo dei ricordi d’infanzia. Ma a trasformarlo in uno winemaker di professione è stata la Scuola enologica di Alba, uno dei pochi istituti di istruzione superiore in Italia dove, fin dal 1881, si studia la finissima arte della vinificazione. E’ in questa prestigiosa sede, infatti, che Trombelli muove i primi passi e affina il patrimonio genetico tra lezioni teoriche e attività pratiche di laboratorio. Ed è anche questo il luogo in cui inizia a delinearsi il suo futuro come tecnico del vino, appassionato e competente. Qualità che non sfuggono a Giacomo Tachis, l’enologo per eccellenza, il padre del Sassicaia e di quel Terre Brune di Santadi, Carignano del Sulcis Superiore, che in poco tempo invade i mercati europei, americani e asiatici. Lui, l’allievo più giovane del maestro dell’enologia, impara velocemente - e bene - le lezioni, tra rispetto dei cicli della natura e metodi all’avanguardia.

Nel 1988 le strade di Trombelli e della Cantina di Santadi si incrociano per la prima volta. Fresco di studi partecipò alle selezioni per il posto da enologo, fece il colloquio con il presidente Antonello Pilloni, “ma a quell’epoca il matrimonio non s’ebbe da fare”, ricorda con un sorriso. Negli anni il trasferimento ad Ancona, sempre al seguito di Tachis, e poi Arezzo, senza però mai interrompere il rapporto con la Sardegna, e con Santadi in particolare. “Ho assaggiato più volte il Carignano nelle prove di taglio preparate per Giacomo Tachis. Capitava spesso, infatti, che andassi a casa sua il fine settimana e provassi qualche campione. Ho sempre pensato che il Terre Brune, e il Carignano in genere, fosse un vitigno vincente soprattutto per il fatto di essere coltivato in quel territorio, con quelle caratteristiche che lo rendevano unico. Ci hanno provato in tanti a riprodurlo da altre parti, ma mai nessuno ha raggiunto un tale livello qualitatativo”.

Dal 2009, ha raccolto a Santadi l’eredità filosofica e culturale di Giacomo Tachis, e l’amore coltivato da lontano con la Cantina si è concretizzato in uno stretto rapporto di convivenza che dura tuttora, con reciproca soddisfazione. E così Umberto Trombelli continua, come il suo mentore e predecessore, a sperimentare biodiversità e alchimie, ad esaltare i sapori della macchia mediterranea tipici della nostra isola e a valutare le lavorazioni migliori per valorizzare le caratteristiche dell’uva e del territorio.

Ci tiene a sottolineare che l’enologo i vini non li crea: “quello è un compito della natura”, dice. Ma, indubbiamente, trasformare un vino di qualità in un’eccellenza, la scienza enoica lo può fare eccome.  Lo studio dell’uva, la microbiologia, la chimica e le caratteristiche sensoriali, il processo produttivo e le tecniche sono il valore aggiunto di un ‘terroir’. 

L’enologo decide il periodo della vendemmia, l’uso di pratiche di estrazione, di gestione della temperatura, di controllo della fermentazione alcolica, l’uso dei legni. Non stravolge la materia prima, non cambia le sorti di un prodotto mediocre già in partenza, ma valorizza la qualità con la sua conoscenza scientifica, la sua curiosità e, non ultimo, la sua umiltà. “L’enologo ha certamente la sua importanza, ma altrettanta ne va riconosciuta all’agronomo, nonostante l’opinione di tanti che ne mortificano ruolo e competenze, e al cantiniere, la cui sensibilità è di grande conforto all’enologo. Come diceva il drammaturgo Bertolt Brecht, dopotutto i faraoni non costruirono le piramidi da soli, no?”.   

 

 

 

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