Sab 25 Febbraio 2017

Cinzia Puggioni, il sogno del cinema tra la Sardegna e Parigi

 

lavori a tinte rosa

Il colpo di fulmine per il cinema arriva durante i primi anni di università e diventa un amore di lungo corso, presto sfociato nella vocazione registica. Cinzia Puggioni ha decisamente bruciato le tappe e a soli 28 anni è già alle prese con il suo secondo documentario e varie collaborazioni televisive, l'ultima delle quali con la prestigiosa CNN e la Associated Press americana.

È Partita da Olbia dieci anni fa per frequentare l'università di Giornalismo a Firenze. Parallelamente al reportage giornalistico, Cinzia inizia ad interessarsi anche al documentario e si cimenta nel soggetto e nella sceneggiatura. «Ho scritto tanti cortometraggi, mai realizzati, primo fra tutti “La collinetta”, tratto da un piccolo testo di Antonin Artaud». Proprio dal drammaturgo francese, teorico del Teatro della Crudeltà, verrà l'ispirazione che la porterà in breve tempo a un ritorno in Sardegna.

Cinzia trova più di un parallelismo tra l'opera di Artaud e i riti dionisiaci del Carnevale Sardo e individua nell'oscura maschera barbaricina de “Su Battileddu” il protagonista di un viaggio truculento e catartico, rito della morte e rinascita che viene messo in scena tra le strade del borgo di Lula, alle porte di Nuoro.

Le riprese si sono svolte tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014. Gli attori coinvolti sono tutti membri della Compagnia Teatrale de Su Battileddu, e a impersonare il protagonista è Antonio Marras, regista, attore e fondatore dell'Associazione Duos Coros. Il documentario è stato prodotto dalla fiorentina Abhytos ma aiuti economici e logistici sono arrivati anche dal musicista Paolo Fresu, dal Comitato di Poesia sarda di Pozzomaggiore e dalla Astrofilm di Firenze.

Incredibile però che, dalla sua uscita nel 2014, “Su Battileddu” non ha ancora trovato un distributore ufficiale in Italia, soprattutto in Sardegna. «Ci sono state proiezioni a Lugano, Parigi, Barcellona, Strasburgo. L’unica proiezione in Sardegna è avvenuta a Bosa, in un circolo privato» spiega Cinzia. «La  cosa mi sbalordisce perché è un documentario volto alla valorizzazione della cultura sarda. Le proiezioni più emozionanti e calorose sono state proprio a Parigi (alla Melkart Gallery di Fausto Marci - sardo emigrato in Francia - e al Nomade Festival), e a Barcellona (all’Assotziu de sos Sardos in Catalugna) dove erano presenti tantissimi sardi ma anche molti stranieri innamorati della Sardegna».

Nel frattempo la giovane regista si è trasferita a Parigi dove lavora come assistente regia e script e collabora con la televisione come live coordinator. Sta preparando un nuovo docufilm dal titolo “The Lysergic Heart of Asia”, tratta del traffico di oppio e eroina tra l’Asia e l’Europa, «sono in programma alcuni giorni di riprese anche in Sardegna».

La Francia però è oggi più che mai la polveriera d'Europa, una città come Parigi è difficile da “vivere” serenamente. Cinzia tra l'altro si trovava a Nizza per lavoro, lo scorso luglio, proprio il giorno dell’attentato. «Per fortuna quel pomeriggio presi un treno di ritorno a Parigi - racconta - per me è stato un avvenimento scioccante, ha marcato la mia vita, perché mi trovavo su quella promenade proprio la mattina.  In Francia la situazione è davvero complicata e spesso, fuori controllo». 

In questi momenti soprattutto, si fa sentire la nostalgia di casa: «la Sardegna mi manca tremendamente, ma non tornerei per viverci stabilmente. Anche dopo l’esperienza del documentario, come moltissimi sardi, ho un rapporto emblematico con la mia terra, la amo visceralmente ma allo stesso tempo la rifuggo e tutte le volte che ritorno è sempre doloroso e tristissimo lasciarla».

 

©Riproduzione riservata