Lun 21 Agosto 2017

Sas Orassionarjas e l'aura benefica dei bimbi illegittimi

 

tradizioni

Furono le antiche donne di preghiera del popolo, chiamate orassionarjas, a dare nuova dignità sociale ai bimbi definiti dalla comunità burdittos.

I figli illegittimi per le donne delle orazioni - antiche sibille che curavano con la preghiera - avevano un potere divino. Erano considerati dalle anziane curandere come fortemente voluti da Dio, poiché arrivati sfidando la sorte di chi non li desiderava. Non è certo che vi sia stato un tempo in cui le orassionarjas avessero conoscenza del sacrificio del primogenito alla dea Astarte, anche se nell'isola sono numerosi i tophet cinerari di origine fenicio punica che testimoniano la pratica della prostituzione sacra finalizzata all'immolazione dei piccoli burdos primogeniti al volere della dea.

La prostituzione sacra doveva garantire fecondità e prosperità a tutta la comunità, era dunque imprescindibile per la società sarda pre cristiana. Nel lento passaggio dal rituale pagano a quello, ancora, semicristianizzato la figura che si fece carico di quest'onere fu la orassionarja. Era lei che custodiva il potere della preghiera magica che mettesse in relazione le richieste del popolo e le disposizioni della divinità.

Figura ibrida tra la sacerdotessa-prostituta sacra e la bruxia, l'orassionarja doveva farsi carico di un'incombenza che assumeva, per le istanze di una morale moderna, le tinte di un'ingiustizia sociale. Infatti, affinché i medicamenti e le orazioni somministrati dalle guaritrici risultassero pienamente efficaci esse dovevano avere almeno un figlio, pur non essendo maritate. Il bimbo era, inevitabilmente non legittimo perché un uomo per bene della comunità non si sarebbe mai unito in matrimonio con una donna ritenuta di facili costumi, così come accadeva per le orassionarjas.

Il destino di vergogna e l'onta dello sfruttamento non impedivano alla curatrice di rendere gratuitamente i propri servigi alla comunità. Non tutte le giovani di facili costumi erano, tuttavia, abilitate a somministrare formule e guarigione, lo erano solo quelle alle quali era riconosciuto un certo rapporto di vicendevole affinità e simpatia per le capre. Soltanto a costoro si riconosceva una grande efficacia delle orazioni magiche apprese. Probabilmente gli anziani del villaggio intuivano già all'epoca l'invulnerabilità dell'animale a qualsiasi malattia. La capra é infatti l'unico essere vivente immune da qualsiasi forma di tumore.

Ancora oggi nel Campidano di Cagliari, la prostituta viene definita "craba de appitzu 'e monti" (capra di montagna) con la quale espressione é facile rievocare la prostituzione sacra che avveniva a Capo Sant'Elia, presso il leggendario tempio di Astarte. Le orassionarjas erano solite intervenire per alleviare i problemi della partoriente e per evitare che i bimbi morissero in parto.

Riporta l'antropologa Dolores Turchi: «Una donna di Lula alla quale morivano i figli dopo qualche giorno di vita si rivolse a una vecchia orassionarja che le consigliò di chiedere in prestito sa 'estedda 'e su burdu (il camicino di un bimbo bastardo) e di farla indossare al suo bimbo appena fosse nato. In questa maniera riuscì a salvare gli ultimi tre figli. Indossare il camicino o la cuffietta d'un bimbo bastardo era come mettere indosso al bimbo in pericolo un talismano». Forse l'idea di un bimbo non previsto era legato all'idea di sacralità perché frutto di un desiderio non trattenuto e perciò stesso fecondo.

 

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