Mer 20 Settembre 2017

"Partendo dai conflitti educhiamo alla pace"

 

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È il 2013 quando un gruppo di diciotto giovani sardi fonda la ProMeSa, associazione culturale senza scopo di lucro. Come spiega Sara Pisu, una delle socie fondatrici, il nome ha un duplice significato: «È l’acronimo di Promozione del Mediterraneo e della Sardegna; poi c’è il senso di Mesa, tavolo, come luogo privilegiato di dialogo».

Com’è nata l’associazione?
Ci siamo conosciuti a Rondine - Cittadella della Pace - dove, nell’estate del 2013, abbiamo frequentato un campus. Rondine è un borgo in provincia di Arezzo dove ha sede una onlus che promuove la pace. Lì sorge uno studentato internazionale che accoglie giovani provenienti da paesi in conflitto, dando loro la possibilità di sperimentare concretamente la pacifica convivenza. In quei giorni abbiamo fatto attività non formali sui temi della comunicazione in campo associativo e della cooperazione internazionale. Ci siamo trovati bene tra di noi e così è nata l’idea. I risultati di quest’esperienza li abbiamo portati a Cagliari, organizzando un forum internazionale.

Qual è lo scopo?
Ci occupiamo principalmente di educazione non formale nelle scuole. Non facciamo lezione, ma dinamiche per far interagire gli alunni su argomenti che non vengono trattati nel corso di studi. Negli istituti superiori facciamo sensibilizzazione alle guerre in corso di svolgimento, di cui i ragazzi -molto spesso- non sanno nulla. Lavoriamo anche con i bambini delle primarie, con attività di intercultura e multicultura.

Per esempio?
Adesso stiamo portando avanti un progetto in un istituto comprensivo, insieme alla cooperativa "Il Sicomoro" che ci ha premesso di coinvolgere minori stranieri non accompagnati. Si chiama MITIco perché lavoriamo attraverso il racconto di miti e fiabe dei paesi d’origine di questi ragazzi, che vengono con noi.

Partecipiamo anche a Vita nella Città- Cagliari aperta al mondo, promosso da Asmed- Balletto di Sardegna. È un progetto artistico, che coinvolge – tra gli altri- gli allievi dell’Istituto Pertini e quelli del Liceo Artistico Foiso Fois. Abbiamo contattato le cooperative che si occupano di accoglienza ai rifugiati, per chiedere agli ospiti di partecipare. Stiamo cercando di farli integrare attraverso laboratori scolastici e finora sta andando molto bene.

Che cosa è l’educazione alla pace?
Si tratta di metodi di risoluzione dei conflitti. Partiamo dai conflitti interiori, individuali, toccando poi i conflitti in famiglia, oppure in classe, per arrivare a parlare delle situazioni di quei Paesi dove la pace manca.

Quanto è importante in questo momento storico?
È fondamentale. È totalmente assente nelle scuole. E questo ha delle conseguenze. Per esempio, non è raro sentirci dire che non è vero che gli immigrati che ogni giorno sbarcano da noi stanno scappando dalle guerre, dato che non esistono le guerre in Africa. È tutto collegato.

Quali sono i progetti futuri?
Voremmo continuare con le scuole, perché è necessario. C’è poi il desiderio di realizzare quello che è l’altro scopo dell’associazione: progetti internazionali con la sponda sud del Mediterraneo. È complicato, servono fondi. Ma non disperiamo.

 

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