Mer 20 Settembre 2017

L'orco e le due comari, ai piedi dei monti Sette Fratelli

 

contos de foghile

Tanto tempo fa in un villaggio di campagna ai piedi dei monti Sette Fratelli, in Sardegna, vivevano due donne che, si diceva in giro, amassero trascorrere molto tempo insieme aiutandosi l’un l’altra, tant’è che furono soprannominate “Le due comari”.

Un giorno, mentre passeggiavano lungo i sentieri soleggiati, costeggiarono un orto, e Grasia, una delle due, chiese ad Antioga di fermarsi perché aveva visto un fungo e l’aveva desiderato. Antioga sapeva che Grasia era incinta e acconsentì. Entrarono dunque di nascosto nel campo. Il fungo sprigionava un intenso profumo di terra, vi si avvicinarono per coglierlo, ma non ci riuscirono, provarono ancora e ancora, tirarono sempre più forte, finché non uscì un Orco che fulminò Grasia e in tono imperioso le disse: “Il fungo te lo do, però a un patto. Quando partorirai, farai una bella bimba, e, arrivata all’età di quattro anni, la condurrai da me”.

Passato qualche tempo, Grasia partorì una bimba bella come il sole: aveva la carnagione bianca, le gote rosse, i capelli color dell’oro e la chiamò Mariedda. La bambina cresceva e diventava sempre più bella. Compiuti i quattro anni la mamma si ricordò della promessa fatta all’orco e la condusse a lui, il quale non appena la vide se ne innamorò e le disse: “Tu sarai la mia compagna”.

Mariedda rimase da sola con l’orco per lungo tempo. Diventò la padrona del suo palazzo, da cui però non poteva uscire. L’orco la stimava, ma la teneva segregata nella sua casa e quando rientrava la chiamava così: “Mela mia de apiu (una qualità di mela verde che ha delle macchie che sembrano occhi) gettami i capelli che me ne alzo”, e rincasava.

A diciotto anni Mariedda era una bellissima donna. Una mattina, mentre era affacciata alla finestra per godersi il sole e la vista sul mare, passò una carrozza regale, dentro vi era un principe di bell’aspetto che quando la vide se ne innamorò. “Me la voglio sposare”, disse tra sé. Ma anche Meriedda si innamorò di lui che era bello e sicuro di sé. Da quel giorno il principe non mancò di passare tutte le sere sotto la sua finestra.

Una mattina Mariedda mentre frugava dentro un cassetto, trovò tre gomitoli e domandò all’Orco a che cosa servissero. “Questi gomitoli un giorno potrebbero aiutarti ad allontanare gli inseguitori: lanciando il primo viene fuori un mare di acqua, il secondo, un mare di fuoco, e il terzo, un mare di spine”. A Mariedda non parve vero e li prese con sé.

Alcuni giorni dopo progettò col principe di scappare via: lui avrebbe portato una scala di legno e appoggiatala alla finestra, sarebbe scesa da lì. Così andò. Lei scese dalla scala, il principe la fece salire sulla carrozza e fuggirono insieme. Quando l’Orco rientrò a casa e, come era solito fare, iniziò a chiamarla, non ricevendo alcuna risposta, si sporse dalla finestra per cercarla e riuscì a vederla mentre scappava nella carrozza col principe. Infuriato, si lanciò al suo inseguimento. Mariedda se ne accorse, e preso uno dei gomitoli, glielo scagliò contro, un mare di acqua lo travolse, ma l’Orco se la bevette tutta, allora riprovò con il secondo, ma lui rigettò l’acqua e spense il fuoco, in preda alla disperazione gettò il terzo e un mare di spine lo circondò. L’Orco a quel punto non vedendo una via d’uscita, la pregò di guardarlo per un’ultima volta. Ma quando lei si voltò, le lanciò una maledizione: "Che si volti la tua faccia come quella di un gatto”. E così fu.

Giunti al palazzo reale, quando la regina la vide inorridì. “E vuoi sposare questo mostro?”, disse al principe. A nulla servì il suo racconto e le spiegazioni, la regina non voleva averla intorno. E lui dovette chiuderla in una stanza da cui non poteva uscire. Ancora una volta Mariedda si ritrovò sola e chiusa tra quattro mura.

Ma un giorno il re ordinò a tutte le nuore di fargli mostra dei loro lavori al telaio affinché potesse valutare quale fosse il migliore. In particolare chiese che gli facessero vedere un paio di tende. Anche Mariedda avrebbe dovuto esporre le sue. In men che non si dica decise di mandare una cameriera dall’Orco con la missiva di dirgli che il re aveva ordinato a tutte le nuore di presentargli un paio di tendine, e che lei non sapeva come fare. L’Orco gliene fece recapitare un paio ben rifinite e dai colori del sole. Quella sera Mariedda indossò il vestito più elegante ed entrò nella sala del re per mostrargliele, sotto lo sguardo ironico delle cognate che si prendevano scherno di lei, dicendo: "Che cosa saprà fare questa con la faccia di gatto?”. Ma al re piacquero proprio le sue, e si complimentò. Alle cognate non disse una parola e loro andarono via mortificate e con il cuore gonfio per l’invidia.

L’indomani Mariedda mandò ancora una volta una cameriera dall’ Orco per chiedergli una scatola con dell’acqua che potesse ripulirle il viso e restituirglielo com’era. L’Orco le rispose, inviandole una scatola contenente acqua preziosa e saponette dalle mille fragranze. Lei si lavò e ritornò com’era prima. Allora il principe la sposò e invitarono l’Orco a stare con loro.

 

Racconto tratto da Il bosco, fiabe e leggende di Sardegna, di Bachisio Solinas, 2006. La posizione topologica e i nomi delle donne sono di invenzione della giornalista.

 

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