Lun 21 Agosto 2017

Non solo leggende, ascoltate dagli anziani del paese

 

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I racconti del mistero lo affascinano da sempre. E gli piace parlarne. Con un gesto ampio mi indica una collina, appena fuori dall’abitato di Soleminis, dove si dice che siano state sepolte due botti contenenti una la temibile musca macedda, l’altra una gran quantità d’oro.

Marco Placentino ha ventisei anni. È scrittore e teologo. La sua quarta opera, in distribuzione nei prossimi giorni, si intitola “Soleminis, Leggende e misteri-Contus de forredda” (edito da Grafiche del Parteolla). Si tratta di una raccolta di racconti che ha, con pazienza, ascoltato dagli anziani del paese.

Il suo amore per le leggende sarde nasce quando -ancora bambino- riceve in dono un libro sul tema. Questo, ben presto, diventa la sua lettura preferita, tanto da rileggerlo ogni estate negli anni della sua infanzia. Qualche anno dopo, appena quattordicenne, esordisce con “Soleminis- Alla riscoperta delle tradizioni perdute". «Lì avevo riservato un capitolo con tre o quattro di queste storie –spiega-. Negli anni ho continuato con la mia indagine e il mio studio, scoprendo che il mio paese ha un ricco patrimonio in questo senso».

I racconti presenti nel libro sono, in gran parte, quelli della tradizione sarda, pur con peculiarità tipiche del paesino del Parteolla. In alcuni di essi è presente una componente religiosa, soprattutto nelle contrapposizioni tra bene e male, Dio e demonio.«Faccio una riflessione teologico-spirituale da una parte e pedagogico-culturale dall’altra – continua l’autore-. Troppo spesso si ha paura di rapportarsi con argomenti di questo genere. In realtà sono un patrimonio enorme della nostra cultura sarda. Il racconto mitico rappresenta il mezzo di educazione utilizzato dai nostri avi. E questo succedeva in tantissime culture. Poi, parlare del male con fede, fa capire quanto grande sia la forza del bene».

Questi episodi sono solo favole oppure nascondono un fondo di verità? Il taglio che ha dato entra in dialogo con il lettore: a lui il compito, doveroso, di tirare le somme. «Cerco di trovare un punto di equilibrio per non degenerare né nel devozionismo o nella superstizione, né nel materialismo pragmatico più assoluto. Non esiste solo la realtà visibile».

Un’ultima domanda sorge spontanea: perché in tante leggende le protagoniste –spesso malvagie- sono donne? «Credo che le donne abbiano una sensibilità maggiore e siano più aperte verso questi argomenti. Sono più esposte alla spiritualità e al trascendente.  Sono, per natura, più sensibili. In secondo luogo, nella mentalità del passato, purtroppo, la donna era associata al peccato, quindi era quasi naturale fare l’accostamento con le streghe».

Tra queste figure fantastiche Marco continua a scrivere. A breve pubblicherà un libro su una figura femminile sarda in fama di santità. Inforca gli occhiali dalla montatura sottile e sorride.

 

 

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