Mer 20 Settembre 2017

Mi sposo, sei invitato. Sì, ma solo al taglio della torta

 

tradizioni

La Sardegna ha mille anime, ma ogni sentire è stato per secoli concorde nel solennizzare il matrimonio come un evento di origine pressochè divina.

Nella cultura sarda il matrimonio segna la genesi di una nuova famiglia, benedetta dal Dio dei cristiani e dalle divinità pagane del cosmo, segno della specie che prosegue e che si evolve. La celebrazione delle nozze, e i rituali ad essa connessi, hanno da presto rappresentato un linguaggio non orale che ha funto da linea di demarcazione sociale tra arisocratico e proletario, tra nobile e arricchito, tra benestante e parvenu.

La deriva obbligata - specie a partire dagli anni '80 del Novecento, con il diffondersi della cultura del posto fisso - si manifestò nella tendenza ad accendere il mutuo per i festeggiamenti del matrimonio della prole, un ricevimeno se non faraonico almeno molto solenne e numeroso: "Perché io valgo", come astutamente prese a parafrasare la recláme televisiva del noto shampo da supermercato.

In Barbagia, stavolta per tradizione, sono molto diffusi i matrimoni con oltre 600 invitati, dai cui presenti matrimoniali i giovani sposi arrivano a racimolare significativi tesoretti che talvolta arrivano a rasentare le cinquantamila euro, un vero investimeno per il futuro di coppia ma un depauperamento delle tasche paterne che provvedono ad allestire dimora, ricevimento, abiti, bomboniere più varie ed eventuali. Poco importa se il tribunale ecclesiastico nuorese dichiara l'allarmante primato del maggior numero di matrimoni naufragati a breve tempo dal "Sì".

La pesante crisi economica del 2008 sembra tuttavia non aver risparmiato riverberi negativi all'incantevole catena delle usanze e preziose tradizioni dell'isola. Sempre maggiore, anche in Sardegna è infatti la diffusione dell'invito al matrimonio per il solo taglio della torta.
In cosa consiste l'usanza nuova di zecca? Si riceve la tradizionale partecipazione di nozze alla cerimonia a cui è annessa la lista nozze, spesso con soglia di spesa obbligata specie se si tratta di contributo viaggio. Nel biglietto destinato normalmente all'indicazione del locale del ricevimento è specificato il coinvolgimeno dell'invitato al solo momento del dessert. Chi invece decide di presenziare deve provvedere a onorare il proprio conto dolce escluso.

Gli anziani barbaricini intervistati sul dilagare della nuova usanza mi guardano con diffidenza ed esclamano invariabilmente: "Ma mi sta prendendo in giro?!". Nessuno stupore da parte dell'esperta di demoantropologia Donatella Muggianu: «Non deve destare scandalo una simile evoluzione dei costumi, anche se è più prudente definirla mutazione. Gli sposi, in più di un caso, sono persone che hanno ormai abbandonato nucleo familiare, clan e paese d'origine talvolta da decenni per scelta o obbligo lavorativo. Una volta coinvolti i parenti e gli amici più vicini optano per una forma di festeggiamento assai discreto per diverse ragioni. C'è chi decide di farlo per non ricorrere a un prestito destinato ad un solo giorno di festeggiamenti, ma in tanti casi si tratta di un vero cambiamento di stile di vita rispetto alla famiglia d'origine, una differenza nella tipologia delle frequentazioni e relazioni interpersonali in genere. L' invito al solo taglio della torta, sebbene venga spesso interpretato come uno specifico segnale per "invitati di serie B", nasce dalla consuetudine di origine urbana ed alto borghese legata alla precisa scelta di voler coinvolgere in un momento tanto importante i colleghi di lavoro conosciuti di recente, i vicini di condominio, i genitori dei compagnetti dei bimbi eventualmente arrivati prima del matrimonio. Si tratta di amicizie non strutturate e consolidate nel tempo che però si intende non escludere. È da ritenere insomma un compromesso sociale».

Uomini e donne intervistati sono unanimi nel non riconoscere la vera natura sarda in una scelta simile. «Eppure non deve stupire - prosegue la studiosa - quest'inversione di tendenza è interpretabile come un'inconsapevole ritorno allo stato di natura auspicato da Rousseau. Tant'è vero che fino ai primi decenni del '900 nelle aree rurali, non limitatamente all'entroterra, la funzione nuziale religiosa veniva celebrata alle prime ore del mattino. Seguiva un frugale invito caratterizzato da dolci preparati in casa, un leggero rosolio ricavato dagli estratti di agrumi o erbe aromatiche, ma il pranzo era previsto per pochi intimi. Il regalo rispettava un codice quasi immutabile in beni di natura». Il matrimonio insomma oltre la concreta realizzazione di un progetto sociale e affettivo è, oggi come ieri, l'espressione di un codice sociale che trasmette quanto è desiderio degli sposi far intuire del proprio status o dimensione sociale.

 

©Riproduzione riservata

 

Tags: tradizioni   antropologia   matrimonio